I lavoratori nelle nostre case: troppo invisibili per essere protetti

15 Giu 2026 - Articoli | Home | homepage | Il sindacato

I lavoratori nelle nostre case: troppo invisibili per essere protetti

– Kevin Camilleri, Segretario Generale della GWU

Oggi a Malta sta crescendo, silenziosamente ma rapidamente, un settore che rimane ancora troppo invisibile: quello dei lavoratori domestici e dei caregiver che vivono nelle case altrui. Sono le persone che si prendono cura dei nostri anziani, delle persone vulnerabili e delle nostre famiglie – eppure, troppo spesso, finiscono esse stesse per vivere in condizioni di grande vulnerabilità.

La realtà è chiara: l’attuale modello, in cui un lavoratore domestico è assunto direttamente da una famiglia privata, sta creando rapporti di dipendenza e una mancanza di protezione estremamente difficili da affrontare. Quando il luogo di lavoro coincide anche con il luogo in cui si vive, i confini tra orario di lavoro e tempo personale quasi scompaiono.

Quando il datore di lavoro controlla anche l’alloggio e, in alcuni casi, persino lo status migratorio della persona, l’equilibrio di potere viene completamente meno. Tutto ciò crea una realtà in cui la legge esiste sulla carta, ma la sua applicazione diventa quasi impossibile. Come possono gli ispettori del lavoro entrare in una casa privata per verificare le condizioni di lavoro? Come può un lavoratore denunciare un abuso sapendo di poter perdere non solo il lavoro, ma anche la casa e, potenzialmente, il diritto di rimanere nel Paese?

Inoltre, vi sono elementi giuridici che continuano a rafforzare questa vulnerabilità. In alcuni casi, un lavoratore domestico può essere licenziato immediatamente, senza compensazione, sulla base soggettiva di una “perdita di fiducia”. Non si tratta soltanto di un problema di scarsa applicazione delle regole – è una questione strutturale che richiede una seria riflessione sul modo in cui questo settore viene regolamentato.

È qui che emerge la necessità di una nuova narrativa. Non basta parlare di contratti standardizzati o di linee guida migliori. Si tratta di passi positivi, ma da soli non saranno sufficienti a proteggere chi si trova in una situazione di isolamento, dipendenza e vulnerabilità.

La vera protezione esiste quando vi è una struttura che dà voce e forza ai lavoratori, insieme a una chiara responsabilità da parte dei datori di lavoro. Una delle soluzioni attualmente in discussione è che Malta si orienti verso un modello in cui i lavoratori domestici siano impiegati tramite agenzie autorizzate e regolamentate, piuttosto che direttamente da privati. Questo non significa che le famiglie perderanno il supporto di cui hanno bisogno – al contrario. Significa che le responsabilità saranno organizzate, trasparenti e soggette a standard chiari.

L’agenzia diventerebbe il datore di lavoro ufficiale, responsabile delle condizioni lavorative e dei diritti dei lavoratori, mentre le famiglie continuerebbero a ricevere i servizi di assistenza necessari.

Questo cambiamento non è soltanto una questione normativa – è anche una questione di giustizia sociale e uguaglianza di genere. La maggior parte di questi lavoratori sono donne, molte delle quali provengono da Paesi al di fuori dell’Unione Europea.

Il modo in cui le trattiamo dice molto sul tipo di società che vogliamo essere.

In definitiva, la domanda è semplice ma fondamentale: possiamo continuare a costruire un sistema di assistenza che dipende dall’invisibilità e dalla vulnerabilità degli altri? Oppure è arrivato il momento che questo settore diventi realmente visibile, regolamentato ed equo?

Se vogliamo davvero dare valore all’assistenza – e a coloro che la forniscono – dobbiamo iniziare creando un sistema che rispetti la loro dignità. Questo è solo l’inizio di una discussione importante, ma una discussione che non possiamo più permetterci di lasciare ai margini.

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